La Sirena Onlus

Poche malattie inquietano come i Disturbi del Comportamento Alimentare, questi disordini globali dell’essere che esprimono in forma macroscopicamente somatica, l’alterazione di una funzione vitale di base: la nutrizione.

Il cibo, primo tramite delle relazioni con il mondo dopo la nascita, appare desiderato e odiato, blandito e controllato, ma sempre, comunque, oggetto di interesse totalizzante nella vita dell’individuo colpito. E il corpo esprime in tutta la sua drammatica evidenza l’insulto al quale è esposto dai digiuni, dalle pratiche di svuotamento, dalle abbuffate senza ritegno.

L’uomo si è sempre smarrito di fronte alle malattie finchè non ne ha capito le cause, il divenire, i rimedi; e ancora oggi restiamo smarriti di fronte al tanto di incomprensibile che la sofferenza umana ci pone.

In questo tipo di sofferenza lo scacco tra spirito e materia, viene esplicitamente messo in discussione dalla evidentissima tragedia del corpo che queste pazienti presentano, pur riuscendo a mantenere, anche per lunghi periodi, una sorta di integrità psichica.

I DCA sono espressione della assoluta unitarietà somatopsichica che si ritrova solo nella vita prenatale e nell’immediato post-natale.

Di qui l’enorme difficoltà di intervento in questi disturbi: sembra di sbagliare sempre, si rimette in discussione ogni modello, ogni tentativo per cercarne un altro, proposto ogni volta come “La soluzione”. Niente di più falso: siamo ancora in alto mare e le procelle si susseguono. Proprio come Omero racconta per il povero Ulisse, qui si è squarciato l’otre dei venti e si naviga in mare aperto, senza una rotta precisa.

Non dobbiamo fare l’errore di ritenere risolutivo un solo progetto, pur se ambito come una residenza nel nostro territorio: sappiamo che periodi di residenzialità possono essere essenziali nel percorso di queste pazienti.

Ma non dobbiamo dimenticare mai che il porto è altrove: il cammino che precede e segue la residenzialità resta quello più lungo e più difficoltoso ed è importante avere una rotta.

La Sirena del porticciolo di Framura, un comune sparso abbarbicato alla costa a picco sul mare in provincia di La Spezia, rappresenta la trasformazione di un simbolo disorientante (Le Sirene di Omero erano potenzialmente distruttive) in un indicatore di salvezza.

Aldo Zonta, un medico generoso ed originale, che ha trascorso in questo posto gli ultimi anni della sua lunga vita, ha donato al Comune la sua Sirena come segnavento da porre all’imbocco del porticciolo.

Framura si affaccia su un mare aperto, pericoloso, e la piccola Sirena volteggia di continuo per indicare il porto. Una metafora che rappresenta bene la consapevolezza delle difficoltà che affrontiamo nel nostro lavoro e nel progetto di questa associazione che coinvolge l’impegno non solo  di chi è professionalmente dedicato, ma anche di chi partecipa ad altro titolo (personale, affettivo, solidale) a questa sfida del nostro tempo.

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